«Stiamo operando sia sul Lambro che sull'ansa del Po e contiamo attraverso queste iniziative di fermare le diverse chiazze prevalentemente di gasolio e di altri olii industriali sversati nel Lambro», dice Antonio Monni responsabile del centro multisettori della Protezione Civile dell'Emilia Romagna. «Sono più chiazze, che scendono lungo il corso d'acqua, e che hanno, per loro natura, densità diverse». Le chiazze vengono intercettate attraverso barriere galleggianti poste nei punti più favorevoli del fiume, sia rispetto alla corrente che alla sezione del corso d'acqua. «Queste barriere - spiega Monni - hanno una parte fuori pelo d'acqua alta circa 30-40 centimetri, e una parte, una tendina zavorrata, immersa per circa 40-50 centimetri. Le barriere vengono utilizzate parallelamente a unità di recupero chiamate disoleatori, che funzionano per aspirazione, attirando e risucchiando il prodotto oleoso che è in superficie». I disoleatori sono moduli messi a terra o su galleggianti che separano l'acqua dagli idrocarburi inquinanti sfruttando il principio delle centrifugazione o il raschiamento, con un rendimento del 40-50%, ovvero che tirano fuori un liquido che per il 40-50% sono gli idrocarburi inquinanti e il resto è acqua. A seconda, poi, della concentrazione e del tipo di olii contenuti, quanto ricavato dai disoleatori viene portato con gli autospurghi direttamente agli appositi centri di raccolta o a quelli previsti per ulteriori trattamenti di separazione. Monni dice che la Protezione Civile conta in questo modo di riuscire a fronteggiare questa grave emergenza. Secondo un dato delle Regione Lombardia - precisa - dei circa 5 mila metri cubi di olii industriali finiti martedì nel Lambro, ne sono stati recuperati già mille. Oggi saranno attivate due nuove 'traversè sul Po, una all'altezza di Piacenza e una immediatamente a monte dell'Isola Serafini. Continua comunque l'allerta su tutta l'ansa del fiume Po: «Si prevede che il materiale inquinante sospeso transiterà lungo tutta l'asta del fiume Po nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Ferrara nei prossimi quattro giorni (indicativamente raggiungendo i litorali ferraresi lunedì), nonostante gli interventi urgenti attivati nella Regione Lombardia ed in corso di attuazione in Emilia-Romagna, che stanno limitando in modo considerevole le quantità di materiale inquinante in transito sul Po», scrive la Protezione Civile «raccomandandando» che vengano interrotti «preventivamente i prelievi idropotabili ed irrigui attualmente in atto nel fiume», medesima raccomandazione di interruzione «si intende estesa a tutte le attività ludico-sportive in corso di svolgimento o programmate sull'asta del fiume Po interessata dal transito del materiale inquinante».
EMERGENZA AMBIENTE Il pericolo scorre ora verso il delta del Po, e da li pronto per arrivare al mare dritto all'Adriatico, mettendo a rischio un intero sistema ecologico ed economico: l'onda 'nerà - di olio combustibile, petrolio - che ha invaso il fiume Lambro, poi riversatasi nel Po, sta provocando un'emergenza non solo ambientale, per gli animali e per l'agricoltura, di una delle zone umide tra le pi— importanti d'Europa. Secondo il Wwf «tutto l'ecosistema fluviale è in pericolo» con il pensiero che va subito «al delta del Po, molto importante per la migrazione e lo svernamento degli uccelli acquatici». Inoltre, contina l'associazione del Panda, «il delta è estremamente vulnerabile anche a causa del livello delle acque del fiume che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico». In questa stagione, in quelle zone umide - rileva il Wwf - «vi sono migliaia di uccelli alla vigilia della cova e della stagione di riproduzione: anatre (germani reali, morette, moriglioni), aironi (aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, aironi guardabuoi), limicoli (avocette, pantane, piro piro)». Poi, questa Š un'area «fondamentale per la presenza di molte specie di pesci che si riproducono, transitano o trovano qui rifugio come l'anguilla, la cheppia, la savetta, il muggine calamita, o, nelle zone umide tra i canneti, come il luccio e la tinca». Senza dimenticare «anfibi e rettili come la testuggine palustre». Allora, dice Stefano Leoni, presidente del Wwf, è «necessario scongiurare che l'ondata di petrolio arrivi al Delta del Po, dove gli effetti potrebbero essere devastanti». Oltre a essere un habitat naturale, in questa zona - riferisce la Coldiretti - si produce «il 40% del Prodotto interno lordo, il 37% dell'industria nazionale, che sostiene il 46% dei posti di lavoro e il 35% della produzione agricola». Un'emergenza che «mette in pericolo un intero ecosistema di interesse agricolo, dove si coltiva ed alleva un terzo del made in Italy alimentare». Per far fronte all'emergenza, la Coldiretti ha messo in campo un'iniziativa: una task-force per mettere in rete le imprese agricole presenti lungo il fiume Po con l'obiettivo di tenere sotto controllo l'inquinamento, verificare il rispetto del divieto di utilizzare acqua, attuare interventi di prevenzione e segnalare le situazioni di rischio. L'area in questione riguarda il bacino idrografico pi— grande d'Italia: oltre 71.000 chilometri quadrati (un quarto dell'intero territorio nazionale) e interessa 3.200 comuni e 6 regioni (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, e la provincia autonoma di Trento). Il bacino consente 20,5 miliardi i metri cubi di prelievi idrici all'anno di cui 2,5 miliardi per usi potabili, 1,5 per usi industriali (escluso il settore dell'energia elettrica) e 16,5 per usi irrigui. «Solo la fase stagionale e l'andamento meteorologico favorevole hanno evitato - conclude la Coldiretti - il rischio dell'inquinamento della catena alimentare».
<fonte leggo.it>
EMERGENZA AMBIENTE Il pericolo scorre ora verso il delta del Po, e da li pronto per arrivare al mare dritto all'Adriatico, mettendo a rischio un intero sistema ecologico ed economico: l'onda 'nerà - di olio combustibile, petrolio - che ha invaso il fiume Lambro, poi riversatasi nel Po, sta provocando un'emergenza non solo ambientale, per gli animali e per l'agricoltura, di una delle zone umide tra le pi— importanti d'Europa. Secondo il Wwf «tutto l'ecosistema fluviale è in pericolo» con il pensiero che va subito «al delta del Po, molto importante per la migrazione e lo svernamento degli uccelli acquatici». Inoltre, contina l'associazione del Panda, «il delta è estremamente vulnerabile anche a causa del livello delle acque del fiume che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico». In questa stagione, in quelle zone umide - rileva il Wwf - «vi sono migliaia di uccelli alla vigilia della cova e della stagione di riproduzione: anatre (germani reali, morette, moriglioni), aironi (aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, aironi guardabuoi), limicoli (avocette, pantane, piro piro)». Poi, questa Š un'area «fondamentale per la presenza di molte specie di pesci che si riproducono, transitano o trovano qui rifugio come l'anguilla, la cheppia, la savetta, il muggine calamita, o, nelle zone umide tra i canneti, come il luccio e la tinca». Senza dimenticare «anfibi e rettili come la testuggine palustre». Allora, dice Stefano Leoni, presidente del Wwf, è «necessario scongiurare che l'ondata di petrolio arrivi al Delta del Po, dove gli effetti potrebbero essere devastanti». Oltre a essere un habitat naturale, in questa zona - riferisce la Coldiretti - si produce «il 40% del Prodotto interno lordo, il 37% dell'industria nazionale, che sostiene il 46% dei posti di lavoro e il 35% della produzione agricola». Un'emergenza che «mette in pericolo un intero ecosistema di interesse agricolo, dove si coltiva ed alleva un terzo del made in Italy alimentare». Per far fronte all'emergenza, la Coldiretti ha messo in campo un'iniziativa: una task-force per mettere in rete le imprese agricole presenti lungo il fiume Po con l'obiettivo di tenere sotto controllo l'inquinamento, verificare il rispetto del divieto di utilizzare acqua, attuare interventi di prevenzione e segnalare le situazioni di rischio. L'area in questione riguarda il bacino idrografico pi— grande d'Italia: oltre 71.000 chilometri quadrati (un quarto dell'intero territorio nazionale) e interessa 3.200 comuni e 6 regioni (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, e la provincia autonoma di Trento). Il bacino consente 20,5 miliardi i metri cubi di prelievi idrici all'anno di cui 2,5 miliardi per usi potabili, 1,5 per usi industriali (escluso il settore dell'energia elettrica) e 16,5 per usi irrigui. «Solo la fase stagionale e l'andamento meteorologico favorevole hanno evitato - conclude la Coldiretti - il rischio dell'inquinamento della catena alimentare».
<fonte leggo.it>


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