Meduse di tutti i tipi, da quelle più urticanti di colore viola di piccole dimensioni a quelle giganti bianche. Nell’ultima settimana sono finite a tonnellate nelle reti dei pescatori sia della lampara che delle reti da posta, segnalano da Genova. Ma già a luglio hanno infestato le coste di Francia e Spagna, guastando la festa ai bagnanti. «Il golfo chiuso tra Portofino e Sestri Levante facilita la riproduzioni di meduse, ce n'è una quantità impressionante - spiega Luigi Sartor, pescatore professionista -.
È un problema per la pesca con reti da circuizione perchè finiscono nel sacco con le acciughe e le sarde. Nelle reti da posta restano impigliate a decine, alcune pesano oltre 10 kg e hanno un diametro che sfiora il metro». Negli ultimi giorni, sono stati numerosi i bagnanti, per lo più bambini, che hanno fatto ricorso alle cure del pronto soccorso di Lavagna o nelle sedi delle pubbliche assistenze più vicine al mare. Non si segnalano casi gravi di ustioni al volto nè problemi agli occhi. Una prima rete di monitoraggio del fenomeno meduse nel Mediterraneo potrebbe arrivare dalle segnalazioni di semplici cittadini. «È quanto ha in programma con una apposita campagna la Commissione internazionale per l’esplorazione scientifica del Mar Mediterraneo (Ciesm), il cui presidente è il principe Alberto di Monaco - spiega Ferdinando Boero, docente di zoologia e biologia marina dell’Università del Salento - in collaborazione con il Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare (Conisma) e l’associazione Marevivo». Secondo Boero «dobbiamo fare l’abitudine al fenomeno delle meduse, perchè ce ne saranno sempre di più in futuro. L’aumento è generalizzato a livello mondiale». Purtroppo però «quello delle meduse non è considerato un fenomeno di rilevanza nazionale, se non quando fanno la loro comparsa durante il periodo estivo - aggiunge l’esperto - e quindi non ci sono fondi per fare ricerca in materia». Ma qual è l’ipotesi più accreditata sull’esplosione demografica di questi organismi? «Basta guardare le statistiche della resa di pesca per popolazioni di grandi pesci, come i tonni - spiega Boero - per capire che sono diminuiti.
Le larve di questi pesci competono con le meduse per il cibo, mentre quando sono grandi i pesci diventano loro predatori. Tolti i concorrenti e i predatori le meduse aumentano. Inoltre le meduse mangiano le uova e le larve dei pesci, quindi fanno diminuire ulteriormente le risorse ittiche». E i cambiamenti climatici? «È possibile - conclude l’esperto - che sia una componente del problema, ma aver tolto i pesci dal mare è il fattore più importante. È possibile che ci siano milioni di esemplari al largo nelle acque del Mediterraneo». A fronte di un aumento nel Mediterraneo delle popolazioni di meduse, meglio conoscere le regole d’oro per fronteggiare eventuali contatti indesiderati. Secondo il vademecum del presidente della Società italiana di pediatria, Pasquale Di Pietro «innanzitutto occorre lavare la parte e non strofinarla. Poi, si possono usare sostanze ammoniacali per le forme più leggere, mentre se si tratta di casi più violenti funzionano cortisonici oppure antistaminici». La regola generale, comunque «è quella di andare al pronto soccorso per i casi gravi» aggiunge Di Pietro, secondo il quale questi ultimi sono pochi «perchè meduse pericolose non ne incontriamo». Per essere sempre pronti ad eventuali rischi «ci si può fornire di appositi kit in farmacia». Suggerisce di impiegare «maschere per proteggere gli occhi» Antonino Reale, responsabile del pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, attuando una qualche prevenzione per una zona sensibile, ed è «buona norma avere un prodotto sempre con sè». In ogni caso una volta avuto il contatto «il primo intervento va fatto subito, in barca o in spiaggia».
Ma in quest’estate 2008 sono le coste di Francia e Spagna quelle del Mediterraneo più tempestate di meduse. Le specie più presenti sono fastidiose ma non costituiscono un vero e proprio pericolo. Si parla della Rhizostoma pulmo, che può superare i 50-60 cm di diametro ed ha braccia corte e tozze, della Pelagia noctiluca, conosciuta anche come ’medusa luminosa', che ha un diametro di circa 10-20 cm ed è dotata di lunghi tentacoli che possono arrivare fino a 2-3 metri e quindi colpire anche a notevole distanza dal bagnante. L’Aurelia aurita è la più innocua per i bagnanti, perchè le capsule urticanti di cui pure è dotata non riescono a penetrare nella pelle dell’uomo. In generale, queste meduse possono dare fastidi come pruriti e piccole ustioni, ma non danno problemi di tossicità sistemica, come spiega la ricercatrice dell’Istituto nazionale di Oceanografia e geofisica sperimentale di Trieste, Paola Del Negro: «L’unica specie lievemente tossica è la Chrysaora hysoscella, ma i problemi sono comunque legati a livello di epidermide, e sono assenti elementi di tossicità sistemica, come in altre specie». Decisamente più pericolose invece le 'cugine' che abitano i mari nel nord del Giappone e in Australia, dove si trovano killer come ad esempio la Chironex fleckeri, altrimenti detta medusa a scatola o cubo-medusa per la forma quadrangolare, le cui punture, dolorosissime, introducono un veleno neurotossico che può portare rapidamente alla morte. Altra specie da evitare è la Carukia barnesi, presente nella barriera corallina del Queensland, a nord-est dell’Australia. Detta anche ’vespa di mare', è tra le più velenose del mondo: la ’strisciata' può causare il collasso nel giro di pochi minuti e il suo veleno provocare un improvviso e fortissimo aumento della pressione arteriosa, oltre a emorragie cerebrali.
Completano il quadro delle meduse pericolose la Physalia phisalis, detta Caravella portoghese, che è presente nei mari tropicali. La tossicità dei suoi tentacoli, lunghi sino a 40 metri, pare sia paragonabile a quella di un serpente cobra. Quanto a dimensioni, la medusa gigante Echizem Kurage, inquilina nei mari giapponesi, può arrivare a pesare fino a 200 kg.
Ha un bel nome: Physalia Physalis. Un soprannome evocativo di grandi avventure trans-oceaniche: Carabela Portuguesa (Vascello Portoghese). E una pessima reputazione: una sua carezza può essere letale. La medusa più pericolosa del mondo è stata avvistata nel Mediterraneo. Non una sola, ma una colonia: viaggia in un gruppo di cinquanta, non lontano dalle coste di Murcia, secondo le segnalazioni del Centro oceanografico di Los Alcázares.
Erano dieci anni che non si faceva vedere così vicino e, stando ai sospetti di Oceana, organizzazione internazionale per la protezione degli oceani), la formazione si è lasciata sospingere dalle correnti nel bacino del Mediterraneo, attraverso lo Stretto di Gibilterra, incoraggiata dalle condizioni favorevoli offerte dal cambio climatico e dalla scomparsa di molti pesci, suoi nemici naturali. La caccia alle tartarughe marine e la loro rarefazione sono un altro contributo alla prosperità della trasparente “assassina”.
PARALISI E ARRESTO CARDIACO - Più che una medusa, il Vascello Portoghese è un sifonoforo, a forma di vescicola piena di gas; e i suoi tentacoli possono provocare la paralisi anche in un uomo e perfino un arresto cardiaco. L’infida Physalia Physalis ha un raggio di azione di trenta metri, mentre galleggia sorniona, cullata dalle onde. La cattiva notizia è che, se dovesse trovarsi bene nel Mediterraneo, potrebbe installarsi e proliferare, creando non pochi problemi al turismo balneare. La buona notizia è che le piogge abbondanti di questa primavera stanno creando una barriera di acqua dolce e fredda generalmente poco gradita alle meduse. Per ora, quindi, niente allarmismi o previsioni catastrofiche per la stagione estiva, ma si segue con attenzione la passeggiata fuori rotta della flotta tropicale, che veleggia verso le Baleari.


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