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Ecco le nuove centrali nucleari in Italia
Scritto da Administrator   
Mercoledì 13 Maggio 2009 06:57
ROMA - In Sardegna, dalle parti di S. Margherita di Pula a sud. O anche sulla costa orientale, fra S. Lucia e Capo Comino. O più giù, davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, sulla costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso. I siti dove localizzare le nuove centrali sono pochi e rischiano di essere molto affollati. Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Sarà una fase di intenso mercanteggiamento con le autorità e le comunità locali, ma i margini di manovra sono ristretti anche dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana. Si può partire dalla mappa dei possibili siti che il Cnen (poi diventato Enea) disegnò negli anni '70. E' una mappa, però, largamente superata dagli eventi. In molte aree si è moltiplicata la densità abitativa, che il Cnen considerava un parametro sfavorevole. Soprattutto, è cambiato il rapporto con l'acqua. Le centrali hanno bisogno di molta acqua per raffreddare i reattori (questa acqua circola, naturalmente, fuori dal reattore) e, per questo vengono, di solito, costruite vicino ai fiumi o al mare. Il rischio, quando si tratta di fiumi, sono le piene, più frequenti negli ultimi decenni. Ma è un pericolo relativo: la centrale di Trino Vercellese, sette metri sopra il livello del Po, è sopravvissuta all'asciutto a due piene catastrofiche. Il problema, in realtà, non è troppa acqua, ma troppo poca. Il riscaldamento globale sta diminuendo la portata dei fiumi e c'è il dubbio che, in estate, la portata del Po non sia sufficiente per il raffreddamento delle centrali, mentre, contemporaneamente, si acuisce il problema di salvaguardare le falde acquifere, ad esempio in una zona di risaie, come il vercellese. L'alternativa sono le coste e l'acqua del mare. Ma il riscaldamento globale innalzerà progressivamente, nei prossimi decenni, il livello dell'Adriatico, del Tirreno e dello Jonio, ponendo a rischio allagamento centrali costruite per durare, mediamente, una cinquantina d'anni. Il Cnen, ad esempio, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell'Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l'Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento - minimo - del livello del mare di 36 centimetri. In effetti, quest'altra mappa dell'Enea ripercorre gran parte della costa italiana. Sia Piombino che l'area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri. E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l'area di confine fra Piemonte e Lombardia e l'estremo lembo della Puglia. Naturalmente, una centrale può essere costruita con le più avanzate tecniche antisismiche. Qui, però, il problema non è tanto - o soltanto - l'eventualità di uno scuotimento catastrofico, che spacchi il reattore e riversi all'esterno la radioattività. Il problema sono fenomeni che compromettano il funzionamento del reattore. In Giappone, la più grande centrale atomica al mondo (Kashiwazi-Kariwa, non lontana da Tokyo) è ferma da due anni, in seguito ad un terremoto. L'impianto era stato costruito per reggere terremoti fino al grado 6 della scala Richter, ma si è rivelato un parametro ottimistico. Il terremoto del 2007 è stato pari a 6,8 gradi, una differenza enorme: dato che la scala è logaritmica, un grado in più significa un terremoto trenta volte più distruttivo. Non ci sono stati pericoli alla salute pubblica o fughe di radioattività, ma la Tepco (Tokyo Electric Power) ha dovuto, dal luglio del 2007, fermare i reattori, con un danno economico di quasi 6 miliardi di dollari, solo nel primo anno. Solo in questi giorni la Tepco si prepara a riavviare uno degli otto reattori della centrale. Se sovrapponete la mappa dell'Enea sull'allagamento delle coste a quella dell'Istituto di geofisica, le aree a totale sicurezza (a prescindere dagli altri possibili parametri) che ne risultano sono quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po. Qui, presumibilmente, si dovrebbero concentrare le centrali del piano nucleare italiano. Ma quante? Il governo ha finora parlato di quattro centrali. L'obiettivo dichiarato, tuttavia, è arrivare a soddisfare, con il nucleare, il 25 per cento del fabbisogno elettrico italiano. Le quattro centrali di cui si è, finora, parlato, arrivano, però, a poco più di un terzo. Secondo le previsioni della Terna, che gestisce la rete italiana, infatti, il fabbisogno elettrico italiano richiederà, già nel 2018, una potenza installata di 69 mila Megawatt. Le quattro centrali prospettate - che, peraltro, anche nell'ipotesi migliore, sarebbero completate 7-8 anni più tardi del 2018 - ne offrono solo 6.400, cioè il 9,2 per cento. Per arrivare al 25 per cento del fabbisogno, occorrono 17.500 Megawatt di potenza, quasi il triplo. In buona sostanza, per centrare quell'obiettivo non bastano quattro centrali da 1.600 Mw, come quelle ipotizzate finora. Ce ne vogliono 11. Tutte in Sardegna, Puglia e Piemonte? E a quale costo? L'industria francese calcola, oggi, per la costruzione in Francia di una centrale tipo quelle italiane, un costo minimo di 4,5 miliardi di euro. I tedeschi di E. On scontano, per la costruzione di una centrale analoga, in Inghilterra, un costo di 6 miliardi di euro. Se si ritiene più attendibile, nel caso italiano, la valutazione di E. On per la centrale inglese, il costo complessivo dei quattro impianti italiani sfiora i 25 miliardi di euro. Per 11 impianti, da varare in rapida successione, si arriva vicini a 70 miliardi di euro, una cifra superiore al 4 per cento del prodotto interno lordo nazionale.
 
(fonte larepubblica)

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PINO   |89.97.235.xxx |2009-05-15 11:29:31
Ma ci rendiamo conto costruire le centrali nucleari su due territori magnifici
italiani a forte tendenza turistica: La Sardegna e La Puglia e nella fattispecie
nella meravigliosa città bianca di OSTUNI. Ma chi xxxxx ha studiato queste
ubicazioni. Il sig. Berlusconi se la facesse ad Arcore accanto alla sua villa
!!!!!!!!!
Anonimo   |77.108.24.xxx |2010-01-28 08:36:57
SONO D'ACCORDO

CHI LE VUOLE SE LE COSTRUISCA NEL PROPRIO TERRITORIO

CIAO
TERE
stefano  - nucleare, no grazie!   |78.5.138.xxx |2010-02-10 11:15:50
non le vogliamo perchè non servono. energia solare, eolica, ma non nucleare. se
le vuole B. le costruisca ad Arcore o Cinisello Balsamo fianco mediaset. Tanto
"non sono pericolose"
Anonimo  - Si al nucleare!   |217.202.100.xxx |2010-09-17 20:53:11
Si alle centrali nucleari! si al lavoro,allo sviluppo, alla competitività!
Solare ed eolico non sono tecnologie mature, hanno bisogno di essere incentivate
per stare sul mercato e costituiscono un ostacolo allo sviluppo economico del
paese. Sono pappazza rifritta fatta di demoagogia ed ignoranza, demagogia e
populismo. Chi sostiene le energie cosiddette rinnovabili è un utopista, un
sognatore o un ignorante. Chissà poi perchè, del G20, siamo gli unici senza
nucleare...
Anonimo   |95.74.164.xxx |2011-03-10 19:05:01
la pappazza rifritta fatta di demagogia ed ignoranza che dici te se non lo
sapessi è uno degli unici settori che non ha risentito della crisi degli ultimi
anni, anzi, ha continuato a dare lavoro impiegando quasi 200 mila persone;
inoltre la balla che dici sostenendo che costituiscono un ostacolo allo sviluppo
del paese la eviteresti (se fossi informato/a) infatti come ben dovresti sapere
nel PIL sono compresi anche i finanziamenti e le spese di finalità
energetica... ciao ciao informati
Daniele  - Poveraccio   |79.49.134.xxx |2011-03-15 11:14:09
Il solare non è una tecnologia matura? Ma vien via continua a berti le favole
dell'enel e del comitato per il nucleare, i dati dicono qualcosa di diverso.
michele  - Baggianate     |88.36.196.xxx |2011-06-30 09:18:32
Il fotovoltaico va bene per un privato, come l'eolico. Inoltre tali tecnologie
sono strapagate dalle bollette degli italiani, solo per questo vivono. Quindi 1
kWh lo paghiamo 8 volte di piu' rispetto a quello nucleare.
Quindi per cortesia
documentatevi voi. Chiaro che nel fotovoltaico ci sia un indotto da paura, e' il
piu' pagato al mondo.
Anonimo   |95.246.45.xxx |2011-05-18 01:52:05
perchè il nucleare non è incentivato è direttamente costruito

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