«Nel mondo ogni anno si verificano in media almeno un paio di terremoti distruttivi, e il numero delle vittime è superiore a 20mila. Circa un terzo della popolazione mondiale vive in zone esposte al pericolo terremoti, e spesso in case non adeguate a resistere alle vibrazioni del terreno. Il sisma è una reale minaccia per l’umanità intera». Questo il quadro della situazione nelle parole di Alessandro Martelli, ingegnere dell’Enea di Bologna esperto di costruzioni in zona sismica. «L’irregolarità con cui i forti terremoti si succedono nelle diverse zone, però, riduce la consapevolezza del pericolo, e conseguentemente molto spesso limita le risorse destinate alla mitigazione degli effetti».
Sembra il ritratto della situazione italiana: tanto clamore durante i sismi, e poi ci si dimentica del pericolo.
A che punto è la prevenzione antisismica nel nostro paese? L’Italia è il Paese dell’Europa Comunitaria con il rischio sismico più elevato, e uno dei paesi industrializzati a maggior rischio sismico del mondo. Eppure, la prevenzione è iniziata solo nel 2003, con l’entrata in vigore della nuova normativa sismica e della nuova classificazione sismica del territorio italiano. Prima di quella normativa solo il 45% del territorio era considerato a rischio di terremoto, ora la percentuale è salita al 70%. E prima del terremoto dell’Irpinia, 1980, si riteneva a rischio solo il 25% del paese. Dopo anni di rinvii, la nuova normativa pone l’Italia all’avanguardia dal punto di vista dell’ingegneria sismica. Ma ancora oggi, oltre metà dell’edilizia italiana non garantisce un livello di sicurezza adeguato al territorio in cui è stata costruita.
Perché?
Per le costruzioni più vecchie i motivi sono in parte dovuti all’evoluzione della normativa e, soprattutto, della classificazione sismica negli ultimi 30 anni. Per le costruzioni più recenti, invece, almeno inizialmente vi è stata un’oggettiva difficoltà da parte del “progettista medio” italiano a recepire le nuove norme, e applicare le più recenti conoscenze antisismiche. Bisogna anche sottolineare che l’ingegneria sismica è una disciplina relativamente giovane in Italia e che nella nostra università perdurano carenze nella formazione di esperti nel campo. Ci vuole tempo, insomma, perché le novità diventino di uso comune. Ma paghiamo il ritardo anche per motivi per così dire specificamente italiani: in Italia i terremoti sono paradossalmente troppo rari. In Giappone, ogni mese c’è una scossa, quindi anche per questioni economiche hanno investito nell’ingegneria antisismica, perché costa meno costruire un edificio antisismico che abbattere e ricostruire ogni volta tutto, o anche solo riparare frequentemente danni subiti dalle pareti interne o dai contenuti di un edificio. Da noi ha la meglio una forma di fatalismo. Il terremoto non è sentito come una reale minaccia: al di là della normativa vigente al momento, spesso sono stati poco curati la progettazione e, soprattutto, la costruzione e i controlli; per le grandi opere, le modalità con le quali sono aggiudicati i lavori di costruzione, che spingono a ribassi che poi si rivelano insostenibili, non favoriscono certamente la scelta dell’impresa migliore, né la qualità della realizzazione; il direttore dei lavori e il collaudatore, per come sono scelti, sono spesso più portati a rispondere alle esigenze dell’impresa di costruzione che a svolgere il loro ruolo di controllo con il dovuto rigore. Infine, spesso anche i privati hanno preferito (per fare un esempio che mi è recentemente capitato) piastrelle firmate nei bagni ad accorgimenti costruttivi in grado di aumentare la sicurezza sismica dei loro edifici. In Italia servono fatti eclatanti per smuovere qualcosa: la nuova normativa del 2003 è nata in seguito al clamore destato dal crollo della scuola elementare Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia, con la morte di 27 bambini, durante il terremoto del Molise e della Puglia del 31 ottobre 2002. Speriamo che il terremoto dell’Abruzzo faccia riflettere almeno i costruttori di ospedali!
Come è fatta una costruzione antisismica?
Dal punto di vista ingegneristico, una costruzione antisismica deve soddisfare due requisiti minimi: non deve crollare in seguito a terremoti violenti; non deve subire danni significativi per effetto di terremoti di intensità medio-bassa. Questi obiettivi possono essere raggiunti in modo convenzionale, aumentando la “robustezza” dell’edificio, cioè la sua capacità di resistere alle forze sismiche (sebbene con danni alla struttura e ai suoi interni durante i terremoti più violenti), oppure con strategie più moderne, come l’isolamento sismico e la dissipazione dell’energia. Il primo isola la struttura dal sisma, inserendo tra il terreno e (usualmente) la base dell’edificio dei dispositivi flessibili che in caso di terremoto permettono alla costruzione di muoversi senza deformazioni significative e lentamente sul piano orizzontale, senza danni e senza provocare il panico negli abitanti. I dissipatori di energia, invece, sono dispositivi che “attraggono” e concentrano su di sé gran parte dell’energia trasmessa dal sisma all’edificio, trasformandola in calore. In questo modo minimizzano il danneggiamento e impediscono il crollo delle strutture cui sono collegati. Però, dato che il loro funzionamento si basa su deformazioni della struttura, proteggono l’edificio in misura minore rispetto all’isolamento sismico e non azzerano il panico.
Sono tecnologie applicabili solo in fase di costruzione?
No, entrambe possono essere usate anche in opere di adeguamento o miglioramento sismico di edifici già esistenti. Però, per applicare l’isolamento l’edificio deve avere intorno uno spazio libero, di solito in Italia si prevedono dai 10 ai 40 centimetri, nel quale potersi muovere lateralmente in caso di sisma. L’applicazione dei dissipatori è invece sempre possibile, almeno quando l’edificio presenti una deformabilità sufficiente.
Perché ci sono ancora tante case non adeguate?
Perché per ora, per gli edifici esistenti che non siano strategici o pubblici, la legge non impone né l’adeguamento sismico, né il miglioramento sismico, se non nel caso di lavori che interessino le parti strutturali. La legge si limita a richiedere la progettazione antisismica solo per i nuovi edifici, consentendo, ma non imponendo, l’utilizzazione di dissipatori e isolatori. Ma il vero problema in Italia è l’assoluta mancanza di responsabilità, che permette di costruire con gare da appalto al ribasso senza controlli reali sulla qualità. Perché poi, in caso di errore, nessuno paga. Servirebbe una legge che imponga sempre, almeno in aree significativamente sismiche, il collaudo sugli edifici in corso d’opera, così come già avviene, a partire dal 2003, per gli edifici dotati di isolamento sismico. Questo collaudo deve riguardare tutte le fasi della costruzione, a partire dalle fondazioni, e dovrebbe essere effettuato da un tecnico “terzo”, che non risponda all’impresa di costruzioni, veramente esperto di ingegneria sismica. E sanzioni per chi non rispetta le norme.
Non è che le nuove tecnologie antisismiche costano troppo?
No. Anzi, la nuova normativa, oltre ad aver liberalizzato l’uso delle moderne tecnologie, lo ha reso anche più conveniente. In particolare, per gli edifici con isolamento sismico, la nuova legge consente di alleggerire le fondazioni e le sovrastrutture. Così, soprattutto per edifici di nuova costruzione di una certa altezza o di forme particolari, il risparmio di materiali e la semplificazione della costruzione compensano l’applicazione del sistema di isolamento. Per gli edifici esistenti, poi, introdurre l’isolamento sismico è, in alcuni casi, addirittura economicamente molto più conveniente di un rinforzo convenzionale, perché quest’ultimo spesso richiede importanti interventi sugli elementi strutturali (pilastri, nodi trave-pilastro, introduzione di setti irrigidenti) ed anche il rifacimento di gran parte degli elementi non strutturali (tramezzi, tamponamenti, pavimenti, impianti). Inoltre, il vantaggio della prevenzione diventa evidente a tutti se nel bilancio economico si mettono anche i costi da affrontare dopo un eventuale terremoto (riparazione, demolizione, ricostruzione, ospitalità per chi è rimasto senza tetto). In più aumentano la sicurezza e la salvaguardia della vita, valori che non possono essere valutati in euro.
Sono previsti contributi statali per migliorare la resistenza sismica della propria casa con moderni sistemi antisismici?
Per ora no, ma sono stati proposti per il disegno di legge “Sistema casa qualità”. Sono fiducioso
Massimo Murianni
Chi è Alessandro Martelli. Responsabile della Sezione Prevenzione Rischi Naturali e Mitigazione Effetti del Dipartimento Ambiente, Cambiamenti Globali e Sviluppo Sostenibile dell’ENEA, Bologna. Docente di “Costruzioni in zona sismica” alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara. Presidente dell’associazione GLIS (GLIS – Isolamento ed altre Strategie di Progettazione Antisismica). Past President e coordinatore della Sezione Territoriale Europea dell’associazione ASSISi (Anti-Seismic Systems International Society).

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