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Giovedì 04 Agosto 2011 09:38 |
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Norme generali
Il piano casa si applica a tutti gli edifici realizzati legittimamente (anche quelli per i quali il titolo edilizio sia stato rilasciato in sanatoria, compresi il caso della formazione del silenzio assenso) e a quelli non ultimati ma che abbiano ricevuto il titolo abilitativo edilizio. La normativa, importante novità rispetto alla legge precedente, si applica anche nelle zone agricole e nelle zone più urbanizzate delle aree naturali protette. Sono esclusi gli insediamenti urbani storici come individuati dal Piano territoriale paesistico regionale. Sono escluse, inoltre, le aree di rischio idrogeologico molto elevato, i casali e i complessi rurali realizzati in epoca anteriore al 1930, gli edifici costruiti nelle aree del demanio marittimo. Per gli ampliamenti di edifici esistenti è prevista la possibilità di "monetizzare" il mancato rispetto degli standard urbanistici nel caso siano impossibili da realizzare le cosiddette opere di urbanizzazione secondaria necessarie. Tale possibilità viene invece esclusa per i cambi di destinazione d'uso. Le norme relative ad ampliamenti, demolizione e ricostruzione, cambi di destinazione d'uso resteranno in vigore per tre anni dalla data di pubblicazione della legge.
Ampliamento di edifici esistenti
Gli ampliamenti sono permessi in aderenza o adiacenza rispetto al fabbricato esistente, ma non in sopraelevazione. Possono comportare anche un incremento delle unità immobiliari e devono essere realizzati nel rispetto delle altezze e delle distanze previste dalla legislazione vigente. Devono essere realizzati nel rispetto delle normative sulla bioedilizia, qualora comportino l'uso di fonti di energia rinnovabile non inferiore a un kilowatt, l'incremento di cubatura arriva al 30 per cento. In caso di adeguamento dell'intero edificio alla normativa antisismica, le percentuali di ampliamento variano a seconda della localizzazione degli edifici stessi, con incrementi che possono arrivare al 35 per cento,. a) residenziali Rispetto al precedente piano casa, lLa possibilità di ampliare l'edificio non è più limitata alle sole abitazioni di dimensione inferiore ai mille metri cubi. L'incremento massimo è del 20 per cento, per un massimo di 70 metri quadrati di superficie (la cosiddetta Superficie utile lorda). Non ci sono più le limitazioni previste della legge precedente sulle aree agricole. b) non residenziali Lo stesso limite del 20 per cento è previsto per gli edifici non residenziali, per un massimo di 200 metri quadri per ogni edificio. Nel caso di edifici con destinazione ad attività produttive e artigianali il limite è del 25 per cento, per un massimo di 500 metri quadrati. Chi usufruisce dell'ampliamento dovrà mantenere la destinazione d'uso per almeno 10 anni.
Cambi di destinazione d'uso
E' consentito il cambio di destinazione d'uso, con intervento di ristrutturazione, sostituzione, demolizione e ricostruzione, completamento, per gli edifici non residenziali che siano dismessi. E' consentito l'ampliamento del 30 per cento rispetto alla superficie utile esistente. Con tali interventi, che non si potranno realizzare nelle zone omogenee D (industriali) con superficie superiori a dieci ettari e nelle zone omogenee E (zone destinate all'agricoltura), sarà possibile trasformare la destinazione d'uso in residenziale, fino a un massimo di 15 mila metri quadrati. Una quota fra il 30 e il 35 per cento (a seconda della superficie realizzata) dovrà essere destinata alla locazione a canone concordato (il cosiddetto housing sociale). Sono previsti interventi anche nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale: potranno essere realizzate abitazioni, fino a una superficie massima di 10mila metri quadrati. Anche in questo caso il 30 per cento dovrà essere destinato all'housing sociale.
Demolizione e ricostruzione
Sono consentiti interventi di demolizione e ricostruzione in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici: a) per edifici a destinazione residenziale per almeno il 50 per cento è previsto l'ampliamento fino al 35 per cento; b) per edifici a destinazione prevalentemente non residenziale, ampliamento fino al 35 per cento, comunque non superiore a 350 metri quadrati, a condizione che nella ricostruzione si rispettino le destinazioni d'uso previste negli strumenti urbanistici; c) per edifici plurifamiliari a destinazione residenziale superiori a 500 metri quadri in condizioni di degrado, ampliamento fino al 60 per cento, a condizione che venga mantenuto almeno il numero precedente di unità immobiliari in capo ai proprietari. d) per gli edifici in zona agricola tale ampliamento non può superare il 20 per cento della cubatura esistente.
Interventi di recupero
In deroga agli strumenti urbanistici sono consentiti interventi di recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali (come ad esempio garage, locali di servizio) con tetti di volume differenti a seconda della destinazione d'uso degli edifici e della localizzazione degli stessi. Tali interventi sono cumulabili, a differenza degli altri, sono cumulabili con gli ampliamenti, nel caso in cui riguardino tipologie residenziali unifamiliari e plurifamiliari a schiera.
Programmi di riqualificazione urbana
Al fine di riqualificare porzioni di territorio caratterizzate da tessuti edilizi degradati, edifici isolati, ma anche territori di interesse naturalistico, ambientale e culturale, i Comuni adottano programmi integrati, che possono prevedere demolizioni e ricostruzioni con spostamento delle cubature in zone differenti. In questo caso è previsto un premio pari a un massimo del 75 per cento in più delle volumetrie demolite. Nel caso la delocalizzazione interessi zone costiere può essere previsto un premio di cubatura fino al 150 per cento.
Mutuo sociale e misure per l'edilizia residenziale pubblica
Per quanto riguarda l'edilizia residenziale pubblica, la principale novità rispetto alla legge precedente è costituita dal "mutuo sociale", ideato per consentire l'acquisto di case, in particolare degli alloggi Ater o degli alloggi di edilizia sovvenzionata costruiti appositamente. Tali mutui copriranno l'intero prezzo dell'immobile, avranno un tasso dell'1 per cento, rate non superiori al 20 per cento del reddito familiare del beneficiario. Il pagamento sarà sospeso in caso di disoccupazione o altro impedimento al pagamento del beneficiario. Sono, inoltre, previste una serie di misure per permettere la costruzione di nuove case popolari individuando aree senza costi aggiuntivi (densificazioni dei piani di zona, cambi di destinazione d'uso di terreni di proprietà delle Ater).
Altre misure
Sono previste deroghe agli strumenti urbanistici per quanto riguarda la realizzazione di impianti sciistici e attività estrattive. E' prevista una procedura accelerata per quanto riguarda la realizzazione o il completamento di edifici o strutture di pubblico interesse (ospedali, scuole, università, porti, strutture alberghiere). La deroga agli strumenti urbanistici, in questi casi, è autorizzata dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta, previa intesa con il ministero dei Beni culturali. Il Consiglio regionale si esprime entro 120 giorni. Nelle aree naturali protette è consentita la realizzazione di impianti e attrezzature sportive finalizzati alla valorizzazione del paesaggio. Per una serie di strumenti urbanistici attuativi, inoltre, viene introdotta la possibilità di un'approvazione diretta da parte delle giunte comunali, qualora i consigli non li approvino entro 90 giorni. Prevista, poi, una procedura abbreviata per la definizione dei procedimenti di sanatoria edilizia ancora pendenti. E' istituito, infine, l'osservatorio regionale del territorio, con il compito di monitorare le trasformazioni edilizie in atto e di proporre interventi in merito alla pianificazione.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Agosto 2011 09:43 |
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Francesca Schiavone, esempio di positività ed energia |
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Lunedì 07 Giugno 2010 09:29 |
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Francesca Schiavone, n. 6 del mondo del tennis, ha vinto il Roland Garros. Nell’intervista rilasciata a La Stampa ha dichiarato che questa vincita era il sogno che l’animava da bambina. Dopo tanto duro lavoro, il sogno è stato coronato a 29 anni. Francesca ci piace perché è un esempio per tutte le ragazze che inseguono i propri sogni, che devono essere perseguiti con costanza, sacrificio, impegno, intelligenza e serietà. Non ci sono limiti alla fantasia umana e all’energia che può essere canalizzata nella giusta direzione per il raggiungimento degli obiettivi. Francesca è una wonder woman non perché compie magie, né perché è bionica. Francesca è una persona che ha testa, carattere e tanti valori positivi. Questo si capisce dalle sue parole. Dal festeggiare la vittoria con una paio di jeans nuovi, al voler condividere la gioia con più persone possibili (“dovrò comprare una casa più grande, perché di solito festeggiamo con un pranzo di 10 persone, adesso saremo almeno 30”). La convivialità, il condividere le proprie emozioni con le persone che si sono vicine e ci stimolano a non arrenderci, il rimanere semplici anche quando il proprio nome fa il giro del mondo, sono sintomi di un’anima pura che non può che essere un bellissimo simbolo per lo sport italiano, per il tennis femminile. Noi siamo orgogliosi e virtualmente eravamo con tutti quei tifosi presenti alla competizione, che sostenevano Francesca durante la gara con il loro tifo convinto e grintoso. Francesca rimani “schiava” solo di te stessa, perché a noi piaci davvero tanto.
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Ultimo aggiornamento Lunedì 07 Giugno 2010 09:32 |
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Petrolio nel Lambro, corsa per fermare l'onda nera |
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Venerdì 26 Febbraio 2010 07:50 |
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«Stiamo operando sia sul Lambro che sull'ansa del Po e contiamo attraverso queste iniziative di fermare le diverse chiazze prevalentemente di gasolio e di altri olii industriali sversati nel Lambro», dice Antonio Monni responsabile del centro multisettori della Protezione Civile dell'Emilia Romagna. «Sono più chiazze, che scendono lungo il corso d'acqua, e che hanno, per loro natura, densità diverse». Le chiazze vengono intercettate attraverso barriere galleggianti poste nei punti più favorevoli del fiume, sia rispetto alla corrente che alla sezione del corso d'acqua. «Queste barriere - spiega Monni - hanno una parte fuori pelo d'acqua alta circa 30-40 centimetri, e una parte, una tendina zavorrata, immersa per circa 40-50 centimetri. Le barriere vengono utilizzate parallelamente a unità di recupero chiamate disoleatori, che funzionano per aspirazione, attirando e risucchiando il prodotto oleoso che è in superficie». I disoleatori sono moduli messi a terra o su galleggianti che separano l'acqua dagli idrocarburi inquinanti sfruttando il principio delle centrifugazione o il raschiamento, con un rendimento del 40-50%, ovvero che tirano fuori un liquido che per il 40-50% sono gli idrocarburi inquinanti e il resto è acqua. A seconda, poi, della concentrazione e del tipo di olii contenuti, quanto ricavato dai disoleatori viene portato con gli autospurghi direttamente agli appositi centri di raccolta o a quelli previsti per ulteriori trattamenti di separazione. Monni dice che la Protezione Civile conta in questo modo di riuscire a fronteggiare questa grave emergenza. Secondo un dato delle Regione Lombardia - precisa - dei circa 5 mila metri cubi di olii industriali finiti martedì nel Lambro, ne sono stati recuperati già mille. Oggi saranno attivate due nuove 'traversè sul Po, una all'altezza di Piacenza e una immediatamente a monte dell'Isola Serafini. Continua comunque l'allerta su tutta l'ansa del fiume Po: «Si prevede che il materiale inquinante sospeso transiterà lungo tutta l'asta del fiume Po nelle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Ferrara nei prossimi quattro giorni (indicativamente raggiungendo i litorali ferraresi lunedì), nonostante gli interventi urgenti attivati nella Regione Lombardia ed in corso di attuazione in Emilia-Romagna, che stanno limitando in modo considerevole le quantità di materiale inquinante in transito sul Po», scrive la Protezione Civile «raccomandandando» che vengano interrotti «preventivamente i prelievi idropotabili ed irrigui attualmente in atto nel fiume», medesima raccomandazione di interruzione «si intende estesa a tutte le attività ludico-sportive in corso di svolgimento o programmate sull'asta del fiume Po interessata dal transito del materiale inquinante».
EMERGENZA AMBIENTE Il pericolo scorre ora verso il delta del Po, e da li pronto per arrivare al mare dritto all'Adriatico, mettendo a rischio un intero sistema ecologico ed economico: l'onda 'nerà - di olio combustibile, petrolio - che ha invaso il fiume Lambro, poi riversatasi nel Po, sta provocando un'emergenza non solo ambientale, per gli animali e per l'agricoltura, di una delle zone umide tra le pi— importanti d'Europa. Secondo il Wwf «tutto l'ecosistema fluviale è in pericolo» con il pensiero che va subito «al delta del Po, molto importante per la migrazione e lo svernamento degli uccelli acquatici». Inoltre, contina l'associazione del Panda, «il delta è estremamente vulnerabile anche a causa del livello delle acque del fiume che permette una connessione diretta con molti rami laterali e con le aree di maggiore interesse naturalistico». In questa stagione, in quelle zone umide - rileva il Wwf - «vi sono migliaia di uccelli alla vigilia della cova e della stagione di riproduzione: anatre (germani reali, morette, moriglioni), aironi (aironi cenerini, aironi bianchi maggiori, aironi guardabuoi), limicoli (avocette, pantane, piro piro)». Poi, questa Š un'area «fondamentale per la presenza di molte specie di pesci che si riproducono, transitano o trovano qui rifugio come l'anguilla, la cheppia, la savetta, il muggine calamita, o, nelle zone umide tra i canneti, come il luccio e la tinca». Senza dimenticare «anfibi e rettili come la testuggine palustre». Allora, dice Stefano Leoni, presidente del Wwf, è «necessario scongiurare che l'ondata di petrolio arrivi al Delta del Po, dove gli effetti potrebbero essere devastanti». Oltre a essere un habitat naturale, in questa zona - riferisce la Coldiretti - si produce «il 40% del Prodotto interno lordo, il 37% dell'industria nazionale, che sostiene il 46% dei posti di lavoro e il 35% della produzione agricola». Un'emergenza che «mette in pericolo un intero ecosistema di interesse agricolo, dove si coltiva ed alleva un terzo del made in Italy alimentare». Per far fronte all'emergenza, la Coldiretti ha messo in campo un'iniziativa: una task-force per mettere in rete le imprese agricole presenti lungo il fiume Po con l'obiettivo di tenere sotto controllo l'inquinamento, verificare il rispetto del divieto di utilizzare acqua, attuare interventi di prevenzione e segnalare le situazioni di rischio. L'area in questione riguarda il bacino idrografico pi— grande d'Italia: oltre 71.000 chilometri quadrati (un quarto dell'intero territorio nazionale) e interessa 3.200 comuni e 6 regioni (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, e la provincia autonoma di Trento). Il bacino consente 20,5 miliardi i metri cubi di prelievi idrici all'anno di cui 2,5 miliardi per usi potabili, 1,5 per usi industriali (escluso il settore dell'energia elettrica) e 16,5 per usi irrigui. «Solo la fase stagionale e l'andamento meteorologico favorevole hanno evitato - conclude la Coldiretti - il rischio dell'inquinamento della catena alimentare».
<fonte leggo.it>
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Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Febbraio 2010 07:55 |
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